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ARTICOLO PUBBLICATO SULLA
"LA STAMPA" 17 NOVEMBRE 2009
"La nuova legge ucciderà il riso made in Italy"
Piero Vercellone (Consorzio tutela varietà tipiche): rivoluzione che ci penalizza
Piero Garrione (Presidente Ente Nazionale Risi): le varietà similari potranno essere vendute sotto una sola etichetta, senza stravolgere il sistema
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: La nuova legge sul commercio del riso, nata da una proposta presentata alla Camera il 5 dicembre 2008 (primo firmatario Roberto Rosso, Pdl) infiamma il mondo dei produttori. Oggi alla Commissione Agricoltura della Camera sarà ascoltato Piero Vercellone, presidente del Consorzio di tutela e valorizzazione delle varietà tipiche di riso italiano e delle sue tradizioni. Vercellone, noto imprenditore vercellese, si oppone all'introduzione della normativa perchè - a suo dire - scardinerebbe il sistema delle varietà (in Italia sono circa 150) a scapito anche dei consumatori. La nuova legge, auspicata dalla filiera (produttori e industriali della trasformazione) secondo i promotori avrebbe lo scopo di fare chiarezza in un mercato difficile e soprattutto indirizzare la ricerca verso parametri e caratteristiche di uniformità, tali da valorizzare le varietà e rendere più facile il commercio. Piero Garrione, presidente dell'Ente Nazionale Risi: «La finalità è quella di facilitare i riferimenti e le scelte, rispettando le caratteristiche. In altre parole: alcune varietà sono scomparse, altre sono coltivate in minima parte. Ma quelle varietà similari possono coesistere ed essere vendute sotto una sola etichetta, senza stravolgere le tradizioni storiche». Un esempio: in Italia si coltivano soltanto tremila ettari di Arborio, una delle bandiere del settore, 20 mila di Volano. Questa seconda varietà è molto simile per parametri e caratteristiche alla prima e può rientrare sotto quella denominazione. Una tesi sposata anche dall'industria e accolta dal ministro Zaia. «L'iter sembrava in discesa - aggiunge Garrione - tanto più che dalla legge sono esclusi i risi che hanno ottenuto i riconoscimenti comunitari (Dop Baraggia, Igp Vialone Nano veronese, Igp riso del Delta del Po). Ma in dirittura d'arrivo c'è stata questa levata di scudi e la (cui fa capo la tenuta «Veneria» di Lignana). La Commissione Agricoltura della Camera, prima di dare l'assenso definitivo, vuole dare voce anche agli oppositori che giudicano il cambiamento un'eresia. Vercellone: «Chiediamo una revisione di questo disegno di legge e di rispettare le varietà che hanno reso riconoscibile e apprezzato il nostro riso in Italia e all'estero, come l'Arborio,' il Carnaroli, il Roma, il Baldo, il Balilla, il Vialone Nano e il Sant'Andrea. E poi c'è il rischio che partite di prodotto che arrivano dall'Est Europa solo perchè confezionate in Italia possano diventare prodotto italiano». Guido Sodano: «Sarebbe come se sull'etichetta di un vino ottenuto con uva da tavola a bacca nera, perché l'acino è simile biometrica-mente a quella del Nebbiolo, venisse scritto Barolo».
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"LA STAMPA" 18 NOVEMBRE 2009
Un compromesso per scongiurare la guerra del riso
Piero Vercellone (Consorzio tutela varietà tipiche): «La nuova disciplina penalizza le tipicità italiane»
On. Roberto Rosso (relatore del disegno di legge): "Si può miscelare Arborio con Volano, il Carnaroli non si tocca".
«Spero che si possa arrivare a una soluzione che accontenti tutti»
Commento: La disciplina sul commercio del riso sostituisce la legge degli Anni 60
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: Sarà probabilmente un compromesso, come nelle migliori tradizioni di mediazione, ad evitare la «guerra del riso», dando il via libera alla nuova disciplina sul commercio del cereale. L'on. Roberto Rosso (Pdl), relatore del disegno di legge arrivato lunedì in Parlamento, ieri ha relazionato in Commissione Agricoltura di Montecitorio, dove sono stati ascoltati gli esponenti delle organizzazioni agricole, proponendo una soluzione che potrebbe evitare conflitti interni al settore. Con Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Copagri e Consorzio Vialone Nano Veronese, c'era anche Piero Vercellone, presidente del Consorzio tutela e valorizzazione delle varietà tipiche di riso italiano, che ha preso ufficialmente posizione contro la nuova legge, perchè la considera penalizzante per le tipicità italiane. Approdata in Parlamento, in sostituzione di quella vecchia che risale agli Anni 60, è stata sollecitata dalla filiera risicola che vuole semplificare il commercio del riso. In particolare il settore dell'industria di trasformazione punta ad ottenere l'assimilazione di alcune varietà omologhe riunendole sotto un'unica etichetta (ad esempio il Volano a favore del'Arbo-rio e il Karnak nella stessa confezione del Carnaroli). Secondo i promotori la nuova disciplina indicherebbe anche nuovi parametri di indirizzo per la ricerca. Non così la pensano il presidente del Consorzio risi tipici, Piero Vercellone, e con lui il direttore generale Guido Sodano, che è anche alla guida di Saiagricola (Cascina Veneria di Lignana). Nell'audizione di ieri alla Commissione Agricoltura della Camera, presieduta dall'on. Paolo Russo, le diverse posizioni sono state illustrate con forza. A cercare di stemperare gli animi è intervenuto Roberto Rosso: «La discussione è stata infuocata - dice il parlamentare vercellese del Pdl - ma spero che si possa arrivare a una soluzione di compromesso tale da accontentare tutti. Penso che la nuova disciplina si debba applicare, così come chiede l'industria da anni, per quelle varietà che, pur essendo note in tutto il mondo, dispongono di una superficie limitata. Faccio un esempio: l'Arborio si coltiva su 1500 ettari, il Volano su 18 mila. Credo che la seconda varietà, simile alla prima, possa rientrare sotto l'etichetta Arborio. Diverso il discorso per il Carnaroli, seminato su circa 6500 ettari, mentre il Karnak si estende su una superficie di 4500. Assimilando i due risi sotto un'unica etichettatura si rischierebbe di penalizzare il Carnaroli a favore del Karnak: i produttori sarebbero invogliati a seminare questa seconda varietà, la cui quotazione di mercato è inferiore a quella del Carnaroli».
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"LA STAMPA" 20 NOVEMBRE 2009
Un compromesso per scongiurare la guerra del riso
Mario Francese (amministratore delegato Euricom): inerviene nella polemica sulle regole per il commercio
"Questa legge farà chiarezza Non ucciderà il nostro riso"
«Ingiustificati gli attacchi del Consorzio di tutela. Noi siamo imprenditori seri»
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: «Non siamo lestofanti, questa nuova legge che regolamenta il commercio sul riso l'abbiamo voluta e preparata in oltre dieci anni di lavoro, d'accordo con tutta la filiera. La disciplina è orientata a fare chiarezza e non a uccidere il Made in Italy». Mario Francese, amministratore unico della Euricom di Vercelli e vicepresidente Airi (Associazione italiana industrie risiere) passa al contrattacco e respinge gli attacchi che arrivano dal Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche riso italiano. E lancia un appello a tutti gli esponenti del settore, compreso l'Ente Nazionale Risi: «Chiederemo un vertice al Ministero delle Politiche Agricole per discutere su questo problema, non possiamo vanificare gli sforzi portati avanti da tutti per l'opposizione di poche isolate frange. La legge era in dirittura d'arrivo, poi improvvisamente qualcuno ha voluto rimetterla in discussione. Si dimentica che dietro il buon nome del riso italiano esistono persone e attività imprenditoriali qualificate, che lavorano con professionalità e competenza. Io non amo comparire sui giornali, ma c'è un limite a tutto. Non possiamo sentirci dire che noi vogliamo uccidere il Made in Italy. E' esattamente l'opposto». La nuova disciplina sul commercio (relatore l'on. Roberto Rosso) è all'esa della Commissione Agricoltura della Camera. E in quella sede sono stati ascoltati i rappresentati dei Consorzi vercellese e del Vialone Nano veronese. Con Vercellone si è schierato anche Guido Sodano, direttore generale di Saiagricola. Gli oppositori contestano alcuni punti della nuova disciplina, che consente di assimilare alcune varietà omologhe (ad esempio Arborio con Volano), per facilitare il commercio e indirizzare la ricerca verso caratteristiche e parametri definiti e specifici, considerato che in Italia le varietà sono circa 150. Secondo i promotori della nuova disciplina all'ultimo momento sarebbero giunti inviti addirittura da 01-tretevere per riconsiderare il disegno di legge. «A questo punto - aggiunge Francese - mi auguro che Zaia assuma una posizione netta in proposito». Ieri il ministro ha relazionato in Commissione, dove il relatore della legge, Roberto Rosso, ha illustrato le sue proposte di modifica: introduzione della specificità di riso prodotto in Italia e non solo commercializzato; no all'omologazione di Karnak con Carnaroli; sanzioni che passano da 25 euro a 50 mila. Con queste modifiche, martedì la legge dovrebbe arrivare in aula per la definitiva approvazione.
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"LA STAMPA" 2 4 NOVEMBRE 2009
Agricoltura. Possibilità di mischiare varietà simili.
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: «La Camera dovrebbe approvare oggi la nuova disciplina sul commercio del riso, che arriva in aula dopo una lunga discussione in Commissione Agricoltura. I nove articoli della proposta di legge, relatore Roberto Rosso (Pdl), prevedono una svolta storica nel settore, cancellando la vecchia normativa che risale al 1958.I promotori hanno spinto verso questo cambio di passo per facilitare la commercializzazione e uniformare parametri di classificazione. Industria e le maggiori organizzazioni professionali agricole sostengono che occorreva fare chiarezza nella gamma delle 150 varietà coltivate in Italia. In altre parole: dare la possibilità a chi produce, ma sopratutto a chi trasforma e immette il prodotto sul mercato, di omologare alcune varietà. Un esempio: nella confezione di Arborio, varietà coltivata solo su una superficie ormai ridotta, si potrà inserire anche Volano, che ha caratteristiche similari. E così per altre varietà come Carnaroli e Karnak.
Contro questa possibilità sono insorti il Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche di riso italiano e il Consorzio del Vialone Nano di Verona, affermando che la nuova legge penalizza la tipicità italiana. Piero Vercellone, presidente del «Varietà Tipiche», ha inviato una lettera al ministro Zaia, ricordando che «omologando il prodotto, le varietà storiche andranno perdute per sempre. Una massaia nell'acquistare un Carnaroli deve essere sicura che quel riso è stato prodotto e confezionato in Italia e non che si tratti di un'altra varietà». Nella polemica interviene Confartigianato a tutela delle piccole riserie piemontesi: «Mai le riserie artigiane sono state coinvolte in riunioni in cui si dibattevano le nuove norme. Eppure le nostre aziende sono numericamente maggiori a quelle industriali».
Negli emendamenti apportati da Rosso viene innalzata una barriera contro la commercializzazione di prodotto proveniente dall'estero, prevedendo che in una confezione siano assimilate soltanto varietà coltivate in Italia.
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"LA STAMPA" 2 5 NOVEMBRE 2009
Riso, ecco la nuova legge.
Via al mix fra le varietà.
Potranno essere commercializzate nella stessa confezione.
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: La nuova legge sul commercio del riso in Italia è realtà. La Camera ha esaminato ieri la normativa che segna una svolta nel settore. Tutti d'accordo, anche sulle modifiche proposte dall'On. Roberto Rosso (Pdl), relatore della legge. Questa mattina ci sarà la ratifica. Poi il passaggio al Senato. Con l'introduzione della nuova disciplina sono abrogate le regole sin qui in vigore dal 1958. Il cambio consente di omologare alcune varietà similari per facilitare la commercializzazione e al tempo stesso dovrebbe indirizzare la ricerca a un miglioramento genetico più specifico. Oggi in Italia le varietà coltivate sono 139. A spingere per una svolta sono stati soprattutto gli industriali, ma anche il mondo agricolo si è espresso per una semplificazione che facilitasse il commercio. Contro l'innovazione si sono invece schierati il Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche di riso italiano, presieduto da Piero Vercellone di Desana, e Guido Sodano, direttore generale di Saiagricola (Veneria). In dettaglio la nuova disciplina prevede che possono essere assimilate (immesse nella stessa confezzione) varietà di riso omologhe, che pur essendo diverse per denominazione in realtà sono riconducibili sotto la medesima «famiglia» di appartenenza. Un esempio: con l'Arborio, marchio riconosciuto in tutto il mondo, può essere assimilato anche il Volano. Sono sottratti dall'applicazione della legge i prodotti protetti da una Igp o dalla Dop. E' stato raggiunto un compromesso per quanto riguarda il Carnaroli, con due denominazioni distinte: «Carnaroli speciale», che rimarrà unico nella scatola o nel sacchetto, e «Carnaroli grezzo», sotto il quale rientreranno il Karnak e il Carnise. A tutela del Made in Italy e dei consumatori viene fatto divieto di immettere sul mercato prodotti diversi da quelli coltivati in Italia. Infine le sanzioni: da 3500 a 18 mila euro.
Gli articoli della nuova disciplina, sono stati definiti anche tre gruppi: riso tondo, medio e riso lungo
Le sanzioni possono arrivare a 18 mila euro
L'articolo 3 della nuova legge cambia la classificazione attuale riconducibile a comune o originario, semifino, fino e superifino. In futuro la tipologia sarà suddivisa in tre gruppi sulla base delle caratteristiche del chicco: riso tondo, medio, lungo. A determinare la classificazione saranno i parametri biometrici previsti dalle norme Uè. L'articolo 1 del provvedimento stabilisce quali siano le definizioni del prodotto riso sulla base della lavorazione o del trattamento subito (greggio, integrale, parboiled, ceroso, aromatico, pig-mentato e ostigliato). In merito alle sanzioni, l'on. Rosso ha dichiarato che quelle approvate ieri dalla Camera potrebbero ulteriormente essere inasprite in sede di Finanziaria, quando si prenderà in esame l'oppurtinità di elevare il tetto sino a 50 mila euro per tutti i casi di falsificazione.
Attesa da dieci anni Industriali e coltivatori chiedevano una svolta. Il riso che fa la bocca amara
La mediazione sulle varietà da mischiare per ora scontenta sostenitori e contrari.
Ecco una legge che per ora non soddisfa nessuno e riporta nel riso una punta di amaro. Sostenitori e detrattori della nuova disciplina sul commercio del cereale si aspettavano qualcosa in più o in meno. L'on. Roberto Rosso ha faticato parecchio per trovare una soluzione di compromesso che non scontentasse i difensori dei Consorzi di tutela, e ha puntato sulla limatura di alcuni articoli. In pratica: via libera alla possibilità di «mischiare» varietà diverse, ma omologhe per parametri e caratteristiche (con l'Arborio e il Volano). Modifica, invece, sul Carnaroli, rispetto alla stesura originale della legge, di cui Rosso era relatore. Per il principe del riso è stata inventata la doppia classificazione: Carnaroli speciale e Carnaroli grezzo. Mentre la prima tipologia non potrà essere confusa con altre, la seconda dà la possibilità di immettere nella confezione Karnar o Carnise, due varietà similari al Carnaroli. Dopo la presentazione di ieri in aula (sostanzialmente d'accordo maggioranza e opposizione) questa mattina ci sarà la ratifica e l'approvazione. Poi il disegno di legge dovrà essere esaminato ancora dalla Commissione Agricoltura del Senato e infine tornerà alla Camera.
L'industriale del settore Mario Francese, Eurìcom Amministratore delegato dei gruppo Eurìcom di Vercelli, uno dei colossi della trasformazione e vicepresidente Airi (Associaizone Industrie Risiere Italiane)
"E' una spinta alla ricerca, peccato il compromesso"
Lei e i suoi colleghi siete stati fra i principali promotori e sostenitori di questa nuova disciplina. Soddisfatto dell'esito?
«La costruzione di un disegno di legge non si scardina in una seduta di Commissione e neppure può essere condizionata da situazioni anomale come quelle a cui abbiamo assistito e di cui anche "La Stampa" ha fatto cenno». Sarebbe a dire? «Che la mediazione in questi casi non può e non deve esistere. Questa nuova disciplina va nella direzione di promuovere varietà nuove, che abbiano analogie e similitudini con quelle originarie e storiche, ma in via di estinzione. L'Arborio, tanto per fare un esempio, non c'è quasi più, la stessa fine rischia di fare il Carnaroli. La nuova legge indirizza la ricerca». A proposito di Carnaroli. Il compromesso raggiunto quindi non vi soddisfa? «Non siamo d'accordo. Prima esisteva una costruzione intelligente della legge, così come è stata modificata c'è il rischio di confusione. Mi sembra che ora siamo in presenza di una ulteriore situazione anomala che va rivista». Ci sono ancora margini per un'altra modifica «Puntiamo sul prossimo passo, quello del Senato. La Commissione Agricoltura esaminerà il disegno di legge, mi auguro che riveda i punti controversi e ritorni alla Camera nella stesura originaria». Le sanzioni proposte nei confronti di chi sgarra le sembrano congrue? «In questi giorni mi trovo all'estero, non ho esaminato il testo della legge con le sue modifiche e quindi non sono in grado di formulare un giudizio completo. A prima vista la decisione di esasperare le ammende però mi sembra eccessiva».
L'agricoltore Piero Vercellone, Presidente del Consorzio di Tutela e valorizzazione varietà tìpiche di riso italiano e imrpenditore risicolo alla tenuta Castello di Desana. Con lui è schierato anche Guido Sodano (Saiagricola)
"Ma è ridicolo suddividere il Carnaroli in sottogruppi"
Che cosa ne dice di questa legge appena approvata dalla Camera? «Le proposte avanzate ieri da chi spinge per vedere approvato il disegno di legge sono veramente ridicole. La chiarezza è suddividere il Carnaroli in due sottogruppi: speciale e grezzo?». Lei ha sempre chiesto che non si toccasse il Carnaroli... «Il consumatore, prima ignaro di quello che succedeva nel momento in cui il riso veniva messo nella confezione, adesso è a dir poco disorientato». Perché, secondo lei speciale e grezzo? «Che cosa vuol dire speciale? E grezzo? Fa subito venire in mente qualcosa di non lavorato. O grezzo è un insieme di varietà diverse?» Che cosa pensate di fare a questo punto? «Per continuare nella tutela delle nostre varietà a difesa della filiera risicola e del consumatore stiamo preparando degli emendamenti seri che andiamo a proporre al ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia». I promotori della legge sostengono che la stessa è stata concepita per fare chiarezza... «Ma quale chiarezza? E' invece chiarissimo quali interessi può celare un disegno di legge simile e che l'assenza di un nostro rappresentante nell'Ente Nazionale Risi non ci aiuta ed è stata fonte di un'ennesima confusione ai vertici ministeriali. Questo succede tutte le volte che l'associazione degli industriali risieri si arroga il diritto di decidere e manovrare pure per la parte agricola della filiera».
Insomma, che cosa chiedete voi? «Noi, o meglio il Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche di riso italiano, così come il Consorzio di tutela del Vialone nano veronese, la Coldiretti, la Confartigianato, vogliamo semplicemente difendere le eccellenze di produzione italiana».
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"LA STAMPA" 2 7 NOVEMBRE 2009
Battaglia attorno al principe del riso
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: Sulla quiete invernale della risaia si sono accesi i fuochi della polemica. Che hanno avuto echi sino alla Camera e si riverberanno sul Senato. La nuova legge che dovrebbe regolamentare la disciplina del commercio del riso, in realtà rischia di creare dissapori. Promossa per migliorare i consumi e indirizzare la ricerca, si trova a fare i conti con i numerosi distinguo sulla possibilità di mischiare più varietà omologhe in una stessa confezione.
Il relatore della legge, Roberto Rosso (Pdl), ha dovuto faticare per trovare una soluzione compromissoria, che però non è parsa soddisfacente. La battaglia è focalizzata sul «principe» del riso Made in. Italy, il Carnaroli. E' intervenuto anche Gaetano Nastri (Pdl) il quale a sua volta ha presentato l'emendamento che, pur assimilando nel nome Carnaroli e Karnak, distingue tra Carnaroli originale, denominandolo «speciale», dal Karnak e da altre varietà chiamate «Carnaroli grezzo». Ma per Paolo Carrà, presidente di Confagricoltura Vercelli, c'è il rischio di confondere il consumatore: «Fino a oggi produttori, consorzi di tutela, marchi di qualità, si sono avvantaggiati delle politiche di marketing della tanto temuta industria, la quale ha creato un marchio dal nome Carnaroli e ha permesso a una varietà di risorgere. Invito tutte le parti a sedersi insieme e ragionare perche non venga buttato al vento quello che è stato faticosamente raggiunto».
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"LA STAMPA" 2 5 NOVEMBRE 2009
Agricoltura, possibilità di mischiare varietà simili.
Oggi alla Camera votazione finale sulla legge per il commercio del riso
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: La Camera dovrebbe approvare oggi la nuova disciplina sul commercio del riso, che arriva in aula dopo una lunga discussione in Commissione Agricoltura. I nove articoli della proposta di legge, relatore Roberto Rosso (Pdl), prevedono una svolta storica nel settore, cancellando la vecchia normativa che risale al 1958.1 promotori hanno spinto verso questo cambio di passo per facilitare la commercializzazione e uniformare parametri di classificazione. Industria e le maggiori organizzazioni professionali agricole sostengono che occorreva fare " chiarezza nella gamma delle 150 varietà coltivate in Italia. In altre parole: dare la possibilità a chi produce, ma sopratutto a chi trasforma e immette il prodòtto sul mercato, di omologare alcune varietà. Un esempio: nella confezione di Arborio, varietà coltivata solo su una superficie ormai ridotta, si potrà inserire anche Volano, che ha caratteristiche similari. E così per altre varietà come Carnaroli e Karnak.
Contro questa possibilità sono insorti il Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche di riso italiano e il Consorzio del Vialone Nano di Verona, affermando che la nuova legge penalizza la tipicità italiana. Piero Vercellone, presidente del «Varietà Tipiche», ha inviato una lettera al ministro Zaia, ricordando che «omologando il pro dotto, le varietà storiche andranno perdute per sempre. Una massaia nell'acquistare un Carnaroli deve essere sicura che quel riso è stato prodotto e confezionato in Italia e non che si tratti di un'altra varietà». Nella polemica interviene Confartigianato a tutela delle piccole riserie piemontesi: «Mai le riserie artigiane sono state coinvolte in riunioni in cui si dibattevano le nuove norme. Eppure le nostre aziende sono numericamente maggiori a quelle industriali».
Negli emendamenti apportati da Rosso viene innalzata una barriera contro la commercializzazione di prodotto proveniente dall'estero, prevedendo che in una confezione siano assimilate soltanto varietà coltivate in Italia.
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"LA STAMPA" 2 7 NOVEMBRE 2009
Via al mix fra le varietà
Potranno essere commercializzate nella stessa confezione.
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: La nuova legge sul commercio del riso in Italia è realtà. La Camera ha esaminato ieri la normativa che segna una svolta nel settore. Tutti d'accordo, anche sulle modifiche proposte dall'On. Roberto Rosso (Pdl), relatore della legge. Questa mattina ci sarà la ratifica. Poi il passaggio al Senato.
Con l'introduzione della nuova disciplina sono abrogate le regole sin qui in vigore dal 1958. Il cambio consente di omologare alcune varietà similari per facilitare la commercializzazione e al tempo stesso dovrebbe indirizzare la ricerca ad un miglioramento genetico più specifico.
Oggi in Italia le varietà coltivate sono 139. A spingere per una svolta sono stati soprattutto gli industriali, ma anche il mondo agricolo si è espresso per una semplificazione che facilitasse il com-mèrcio^Contro l'innovazione si sono invece schierati il Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche di riso italiano, presieduto da Piero Vercellone di Desana, e Guido Sodano, direttore generale di Saiagricola (Veneria).
In dettaglio la nuova disciplina prevede che possono essere assimilate (immesse nella stessa confezioni) varietà di riso omologhe, che pur essendo diverse per denominazione in realtà sono riconducibili sotto la medesima «famiglia» d'appartenenza. Un esempio: con l'Arborio, marchio riconosciuto in tutto il mondo, può essere assimilato anche il Volano. Sono sottratti dall'applicazione della legge i prodotti protetti da una Igp o dalla Dop. E' stato raggiunto un compromesso per quanto riguarda il Carnaroli, con due denominazioni distinte: «Carnaroli speciale», che rimarrà unico nella scatola o nel sacchetto, e «Carnaroli grezzo», sotto il quale rientreranno il Karnak e il Carnise.
A tutela del Made in Italy e dei consumatori viene fatto divieto di immettere sul mercato prodotti diversi da quelli coltivati in Italia. Infine le sanzioni: da 3500 a 18 mila euro.
Le sanzioni possono arrivare a € 18.000
L'articolo 3 della nuova legge cambia la classificazione attuale riconducibile a comune o originario, semifino, fino e superifino. In futuro la tipologia sarà suddivisa in tre gruppi sulla base delle caratteristiche del chicco: riso tondo, medio, lungo. A determinare la classificazione saranno i parametri biometrici previsti dalle norme Ue. L'articolo 1 del provvedimento stabilisce quali siano le definizioni del prodotto riso sulla base della lavorazione o del trattamento subito (greggio, integrale, parboiled, ceroso, aromatico, pigmentato e ostigliato). In merito alle sanzioni, l'On. Rosso ha dichiarato che quelle approvate ieri dalla Camera potrebbero ulteriormente essere inasprite in sede di Finanziaria, quando si prenderà in esame l'opportunità di elevare il tetto sino a 50 mila euro per tutti i casi di falsificazione.
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"LA STAMPA" 2 9 NOVEMBRE 2009
Vercelli. Contestato il via libera al mix fra le varietà.
Riso, sulla nuova legge è già ora di dietrofront.
Il Senato potrebbe azzerare le norme votate a Montecitorio
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: Senza pace la nuova legge sulla disciplina del commercio del riso, che secondo i promotori dovrebbe consentire di mischiare alcune varietà in un'unica confezione. Dopo il via libera della Camera, la prossima settimana approda al Senato, per l'ultimo definitivo esame da parte della Commissione Agricoltura.
La soluzione di compromesso proposta dal relatore della legge, Roberto Rosso (Pdl), nel tentativo di mediare il contrasto insorto tra filiera e il Consorzio di tutela varietà tipiche, potrebbe tornare in discussione. Il campo di battaglia è la varietà Carnaroli: Rosso aveva ottenuto in aula l'approvazione di una doppia classificazione, in base alla quale il C amar oli sarebbe stato suddiviso in «speciale» e «grezzo». Soltanto sotto questa seconda tipologia sarebbero rientrate la varietà Karnak e Carnise, simili per caratteristiche e parametri.
Ma la suddivisione non piace né al presidente del Consorzio vercellese, Piero Vercellone, che invocava la tutela della varietà, né a tutta la filiera, come La Stampa aveva riportato tre giorni fa. E così Lorenzo Piccioni (Pdl), collega vercellese di Rosso, ma a Palazzo Madama, dove è anche vicepresidente della Commissione Agricoltura, vuole tentare un'ulteriore mediazione sperando di rappacificare gli animi. Questa la proposta: tornare al passato recente, azzerando di fatto la legge già aprovata alla Camera. «Penso a una soluzione che classifichi il Carnaroli senza più alcun aggettivo, separandolo nettamente dal Karnak e senza possibilità di mischiare le varietà dice Lorenzo Piccioni, in modo tale che non si creino confusioni. Spero che questa mia iniziativa trovi d'accordo tutti gli attori della filiera e far sì che finalmente il disegno di legge possa tornare alla Camera e licenziato».
Insomma, giù le mani dal principe della risicoltura italiana, appunto il Carnaroli. Ma non sarà così semplice arrivare al traguardo e in ogni caso è forte il rischio che la soluzione-Piccioni possa incontrare nuovi ostacoli sia dai produttori sia dagli industriali che vedrebbero vanificati i principi ispiratori del nuovo disegno di legge sulla disciplina del commercio riso attesa da oltre dieci anni: cioè la possibilità di mischiare varietà di riso similari (come appunto il Carnaroli e il Karnak).
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le varietà coltivate. Sono i tipi di riso prodotti e commercializzati in Italia La proposta di legge è stata proposta per facilitare la commercializzazione, superare le difficoltà di varietà in via di estinzione e orientare la ricerca con linee guida precise.
Dice Lorenzo Piccioni
Vicepresidente Commissione Agricoltura
Giù le mani dal Carnaroli: deve essere cancellata la suddivisione in speciale e grezzo.
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"LA STAMPA" 13 DICEMBRE 2009
Vercelli. Sontro sulla normativa che martedì approda in senato
Espulso il re della " Veneria"
Radiato dagli industriali: "Non è in linea con la nuova legge sul riso"
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: La battaglia sulla nuova legge che dovrà regolamentare il commercio del riso in Italia ha già fatto una vittima. E' Guido Sodano. Il direttore generale di Saiagricola (tenuta «Veneria» di Lignana dove fu girato «Riso amaro») e del Consorzio tutela varietà tipiche riso italiano, è stato radiato dall'Airi (Associazione italiana industrie risiere italiane) con voto unanime del Cda. Un'espulsione maturata nell'ambito del forte contrasto in atto tra la filiera risicola (industria e agricoltura) e l'organismo di tutela che fa capo a Piero Vercellone. Sodano, nipote del cardinale Angelo (ex segretario di Stato del Vaticano) si era schierato apertamente contro alcuni punti della nuova disciplina, che prevede la possibilità di mischiare in un'unica confezione varietà similari e omologhe per parametri e caratteristiche. L'opposizione riguarda il Carnaroli che, secondo i promotori della legge, potrebbe essere assimilato al Karnak. Il braccio dì ferro si è concluso con l'intervento dei vertici dell' Airi (presidente Mario Preve, vice Mario Francese) i quali hanno deciso la radiazione.
E' la prima volta che un provvedimento di tale portata viene assunto dall'Associazione e arriva alla vigilia della discussione in Senato della nuova legge. Dopo l'approvazione alla Camera, infatti martedì pomeriggio la disciplina sarà esaminata dalla Commissione Agricoltura di Palazzo Madama. Relatore il vicepresidente Lorenzo Piccioni (vercellese del Pdl). Il testo licenziato da Montecitorio (relatore Roberto Rosso) prevede una doppia classificazione per il Carnaroli («speciale» e «grezzo»). La soluzione, nell'ottica di mediare fra le parti, in realtà non accontenta nessuno. E così Piccioni pensa di introdurre alcune modifiche sostanziali: «Varietà storiche come Carnaroli, Arborio, Vialone, devono rientrare nel capitolo delle eccellenze della risicoltura e come tali intoccabili. Per tutte le altre, invece, via libera alle assimilazioni in confezione». Non così la pensa Mario Francese, amministratore unico di Euricom, il più grande gruppo in Italia nel settore lavorazione riso: «La legge è frutto di un intenso lavoro che ha impegnato tutta la filiera, portato avanti con coscienza e professionalità. Ed è anche il risultato di approfondimenti maturati in questi ultimi vent'anni. Non è una proposta a favore degli industriali, come si vorrebbe far credere, e soprattutto è stata concordata con tutti gli attori nell'ottica di preservare il patrimonio risicolo italiano e andare incontro ai consumatori. Noi per primi vogliamo tutelare il Made in Italy ed è proprio per questo che la nuova legge, così come concepita in origine, tende a preservare le varietà dalla loro estinzione, orientando la ricerca verso quei tipi di riso che abbiano caratteristiche similari. La politica non deve azzerare questi concetti».
Risponde Guido Sodano direttore di Saiagricola
Meglio, evito anche di pagare la quota"
Domande a Guido Sodano
Guido Sodano, lei è uno dei manager della risicoltura italiana. Questa volta «Riso amaro» riguarda lei. Che effetto le fa il cartellino rosso? «Preferisco essere cacciato che andarmene di mia spontanea volontà. E poi risparmio anche 770 euro di iscrizione all'Airi. In questi dieci anni di appartenenza ho versato qualcosa come 7700 euro e non mi è servito proprio a nulla». Una considerazione che nasce dall'amarezza per il provvedimento? «Voglio dire che a fronte dei risultati ottenuti, cioè zero, meglio che sia andata così». Insomma, non le hanno perdonato la sua presa di posizione... «In questa vicenda l'Airi non mi ha mai interpellato. Pochi giorni fa ho ricevuto soltanto una telefonata dalla direzione dell'Associazione, per avvisarmi del provvedimento assunto in quanto io non sarei più in sintonia con l'Airi e che mi avrebbero radiato, a meno che io non avessi fatto un passo indietro smentendo me stesso. Naturalmente non ho accettato. Tra l'altro mi hanno espulso in quanto manager di Saiagricola e della «Veneria», il mio intervento invece nel ruolo di direttore del Consorzio di tutela». Che cosa pensa di fare ora? «Di proseguire nella nostra battaglia a difesa del Carnaroli. L'Ente nazionale Risi dovrebbe aprire la porta del Consiglio a una rappresentanza più trasversale. Penso allo stesso Consorzio di tutela varietà tipiche, perché espressione della parte artigianale della filiera. Non sono solo nel portare avanti questa tesi. Mi spiace che Confagricoltura si sia espressa a favore degli industriali».
NUOVA LEGGE. ALL'ESAME DELLA COMMISSIONE
Continua la lite Coldiretti in rotta con i risicoltori
Al centro della battaglia il numero della varietà che verranno accorpate
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Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: Non si placa la polemica sulla nuova legge del riso. Anzi, dopo le ultime prese di posizione prò e contro la possibilità di assimilare varietà omologhe nella stessa confezione (il caso del Carnaroli con il Karnak e dell'Arborio con il Volano) il dibattito si arricchisce di ulteriori interventi. L'ultimo, in ordine di tempo, è quello di Coldiretti che ha deciso di prendere ufficialmente le distanze dalle tesi sostenute da Ente Risi, Confàgricoltura, Cia e dall'Airi (Associazione Industrie risiere italiane).
Domenico Pautasso, direttore di Coldiretti Vercelli e Biella, è categorico: «Carnaroli e Arborio sono varietà storiche e come tali vanno tutelate. Quando saremo ascoltati dalla Commissione Agricoltura Senato noi sosterremo questa tesi La nostra proposta è quella di identificare i due risi come tradizionali' e con questa etichettatura stralciarli dalla nuora disciplina del commercio sul riso, la quale prevede appunto la possibilità di un mix tra varietà omologhe. La miscelazione andrebbe a impoverire il prodotto. Mi aspetto da parte dell'industria e di tutta la filiera un ragionamento più approfondito e un confronto più allargato. Perché tanta fretta nell'approvare la legge? Abbiamo aspettato anni, se ora attendiamo ancora qualche mese non muore nessuno».
Piccioni media
L'uscita di Pautasso apre un nuovo fronte nella battaglia prò e contro il riso assimilato. La Coldiretti si schiera apertamente con il Consorzio di tutela varietà tipiche, che fa capo a Piero Vercellone e Guido Sodano (quest'ultimo espulso dall' Airi perché non allineato) e con le piccole e medie riserie. Non solo: è in linea anche con i soci di Ecorì, la cooperativa di produttori molti dei quali appartengono a Confàgricoltura. Aggiunge Pautasso: «Lasciamo la possibilità a chi coltiva Carnaroli di continuare a farlo e soprattutto mettiamo in condizione il consumatore di poter scegliere liberamente. L'ultima parola spetta al mercato. Se in futuro nessuno richiederà più Carnaroli si andrà verso i similari. Ma partiamo da un presupposto: difendiamo le varietà storiche».
Fra pochi giorni, alla ripresa dell'attività parlamentare, la nuova legge su) commercio del riso sarà esaminata dalla Commissione Agricoltura del Senato, relatore il vicepresidente Lorenzo Piccioni. Il parlamentare vercellese del Pdl non avrà compito facile, perché dovrà mettere d'accordo tutte le posizioni e arrivare a una linea condivisa prima di approdare all'aula. II
disegno di legge è già stato approvato dalla Camera, con alcuni emendamenti proposti da Roberto Rossi): il Carnaroli è stato suddiviso in «speciale» e «grezzo». Ma questa soluzione di compromesso non ha accontentato le parti e ora Piccioni cercherà di trovare un'ulteriore mediazione e arrivare a una stesura accettabile, prima del via libera del Senato e del ritorno della legge alla Camera per il varo definitivo.
Le ragioni del si
Poi la nuova disciplina del commercio sul rìso entrerà in esercizio, sostituendo la vecchia legge che risale al 1958. Nell'intenzione dei promotori le innovazioni avrebbero il merito di snellire il commercio e soprattutto di indirizzare la ricerca a promuovere varietà più adatte e resistenti, in quanto alcuni risi storici (come Carnaroli e Arborio) sono ormai poco coltivati per difficoltà agronomiche e rischiano l'estinzione - Le nuove varietà similari - sostengono - farebbero superare le difficoltà, andando incontro alle esigenze dei consumatori, senza stravolgere i parametri biometrici e le proprietà organolettiohe.
VERCELLI. CONTRO LA PROPOSTA DI MISCHIARE VARIETÀ SIMILARI
Ecorì dà battaglia - Noi difendiamo il Carnaroli -
La nuova legge sul commercio del riso penalizza il prodotto italiano di qualità
Articolo di GIANFRANCO QUAGLIA: S'infiamma la battaglia sul Carnaroli, la varietà principe della risicoltura italiana, ai centro del dibattito in atto al Parlamento e nella filiera risicola. La nuova legge sul commercio del rìso, approvata alla Camera e ora in discussione al Senato, prevede che alcune varietà omologhe per parametri biometrici possano essere assimilate nella stessa confezione. E' il caso del Carnaroli e del Karnak, ad esempio.
Contro questa ipotesi si è schierato apertamente il Consorzio tutela varietà tipiche che fa capo a Piero Vercellone. Adesso escono allo scoperto anche i soci di «Ecorì», la cooperativa agricola vercellese che coltiva, produce e commercializza circa 100 mila quintali l'anno di riso eco-compatibile, la maggior parte Carnaroli. «Giù le mani da questa varietà - dice il presidente Umberto Mainardi - noi vogliamo blindarla. La nuova disciplina non tutelerà il riso italiano, farà esattamente l'opposto». Con questa presa di posizione «Ecorì» prende le distanze da Ente Nazionale Risi, Confagricoltura (benché alcuni produttori ne facciano parte) e dall'industria risiera. E si candida a sostenere le tesi portate avanti dal Consorzio di tutela e dalle piccole riserie artigiane.
Simone Roncarolo, uno degli esponenti della cooperativa
Mainardi: abbiamo successo perché curiamo l'eccellenza del made in Italy
ribadisce: «Non è possibile affossare la storia, per questo chiediamo che le eccellenze della risicoltura italiana siano blindate. Non è vero che Carnaroli, Arborio e altre varietà tipiche siano in via di estinzione, noi le coltiviamo benissimo e sono apprezzate dai consumatoci».
La produzione di Ecorì è indirizzata soprattutto alla ristorazione di alto livello (stelle Michelin). «Il nostro prodotto - aggiunge Mainardi - è rigorosamente selezionato, controllato e conservato, confezionato sottovuoto e richiesto da un mercato di eccellenza. Esportiamo in Canada e presto saremo presenti a Dubai. La nostra forza? Puntare sulla qualità estrema, a cominciare dalla scelta dei terreni vocali. Così otteniamo Carnaroli, Arborio, Vialone Nano, Baldo, Sant'Andrea con caratteristiche e pregi di altissimo profilo. La nostra politica si basa sul concetto della minor quantità a favore della qualità. Perché ora si vuole mettere tutto in un calderone e distruggere queste eccellenze del Made in Italy».
Anche Simone Roncarolo, Roberto Pisano e Paolo Renditore (altri soci) sostengono queste tesi. Nella'prima metà di gennaio, alla ripresa dei lavori parlamentari, la nuova legge sul riso andrà in discussione alla Commissione Agricoltura del Senato. Ecorì chiede che il Carnaroli e le altre varietà tipiche siano stralciate dalla normativa
La miscela di riso scatena una battaglia.
Operatori divisi sulla nuova legge per il commercio
Lo hanno definito il re della risicoltura italiana: è il Carnaroli, la varietà più ricercata da gourmet e ristoratori per il risotto Made in Italy, in quanto il chicco tiene bene la cottura, è povero di amido, non è colloso e risponde ai gusti dei consumatori. Ma alla corte di Sua Maestà rischia di scatenarsi una guerra tale da creare spaccature irreparabili nelle filiera, forte di quasi 5 mila aziende agricole, una sessantina di riserie, fra cui colossi dell'agroalimentare come Gallo, Scotti, Euricom.
Il dibattito sul futuro del Carnaroli (costituito nel 1945) si è trasferito dalle risaie piemontesi e lombarde alle aule parlamentari, dove si sta esaminando in un clima acceso la nuova legge sulla disciplina del commercio del riso. Una pietra miliare, che equivale alla riforma della vecchia Carta, scritta nel 1958 e ritenuta superata. In base alla nuova legge, già approvata dalla Camera e ora approdata in Commissione Agricoltura del Senato, verrebbero modificati alcuni punti fino a oggi considerati irrinunciabili, per ottenere una normativa più attuale e in linea con le esigenze di mercato.
Nel dettaglio: nella stessa confezione di un Carnaroli, scelto sugli scaffali del supermercato, il consumatore potrà trovare anche chicchi di Karnak, altro riso coltivato in Italia, omologo e similare per parametri biometrici e caratteristiche organolettiche. Analoga possibilità per altre varietà, come l'Arborio, che potrebbe essere assimilato al Volano, appartenente alla stessa famiglia. Una rivoluzione o un'eresia?
Secondo i sostenitori della legge (in primo piano Ente Nazionale Risi, Confagricoltura, Associazione Industrie risiere) il cambiamento non creerà alcun problema net piatto. «Anzi - dice Piero Garrione, presidente dell'Ente Risi - è nostra intenzione garantire maggiormente il consumatore. L'assimilazione non è assoluta novità, era già prevista dalla vecchia legge. Con la nuova disciplina vogliamo ulteriormente ribadire il concettodel miglioramento genetico, molte varietà denunciano problemi di carattere agronomico e sono in via di estinzione. Alcune possono essere raggruppate: quando un granello ha caratteristiche simili e parametri uguali alla capogruppo il problema non sussiste». E aggiunge: «Noi e l'industria abbiamo bisogno di risi che siano prolifici e possiamo esportare se disponiamo di quantitativi sufficienti, non possiamo puntare solo su un mercato di nicchia».
Sulla stessa lunghezza d'onda Mario Francese, amministratore unico Euricom «La legge va nella direzione di promuovere varietà nuove, che abbiano analogie e similitudini con quelle originarie e storiche, ma in via di estinzione. L'arborio non c'è quasi più, stessa fine rischia di fare il Carnaroli. Qui si vuole stimolare la ricerca».
Sull'altro fronte alcuni produttori del Carnaroli, passati al contrattacco, fra questi il Consorzio di tutela varietà tipiche che nel vercellese fa capo a Piero Vercellone della Tenuta Castello di Desana. Schierati con lui i soci del gruppo «Ecorì», undici aziende consorziate sotto la presidenza di Umberto Mainardi, coltivazione e lavorazione in proprio del Carnaroli, venduto ai ristoratori con stelle Michelin, esportato in Canada e prossimamente anche a Dubai. Entrambi difendono la purezza e il blasone della varietà e chiedono che sia «blindata».
IL DIBATTITO
Sarà consentito mischiare il Carnaroli con altre qualità
Ma i puristi insorgono
LE CIFRE
147Varietà
Sono ì tipi di riso coltivati in Italia.
6.527 Carnaroli
Sono gli ettari dedicati al re del riso
238 Mila ettari
La superficie complessiva di riso in Italia, per una produzione di 1.664.000 tonnellate
Articolo pubblicato da "ITALIA A TAVOLA" Dicembre/Gennaio 2010
di PIERA GENTA
I deputati cancellano le varietà del riso protestano agricoltori e artigiani
Il testo di legge approvato dalla Camera non piace a nessuno, al punto che tutti sperano sia rivisto al Senato. Del resto non potrebbe essere diversamente. Quando la politica non vuole scontentare nessuno (e nemmeno fra maggioranza e opposizione ci si vuole contare) succede sempre così. Perciò, sia pure con profondi emendamenti, la proposta dell'on. Roberto Rosso (Pdl) sul riso è passata in aula e ora attenderà l'ok (o nuove correzioni) dal Senato sulla "Nuova disciplina del commercio interno del riso (1991-A)".I più contrariati dall'attuale versione sono comunque gli agricoltori e gli artigiani che, rappresentati dal Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche di riso italiano, contestano l'avvio di pratiche che
potrebbero colpire a morte l'attuale presenza di più varietà.
La legge dà un via libera alla possibilità di mischiare varietà diverse, ma omologhe per parametri e caratteristiche (con l'Arborio e il Volano). Per il più importante dei risi si è poi giunti a ipotizzare una doppia classificazione che sembra fatta apposta per imbrogliare il consumatore: Carnaroli speciale e Carnaroli grezzo. La prima tiplogia non potrà essere confusa o mischiata con altre, mentre con la seconda l'industria di trasformazione avrà la possibilità di unire nella confezione Kamak (che vale molto meno del Carnaroli, anche se sembra un parente prossimo) 0 Carnise, altra varietà "simile" al Carnaroli. Come se non bastasse si è introdotto un emendamento relativo alle sanzioni amministrative con i valori già previsti dal decreto legislativo del gennaio 1992. Come se in 7 anni non ci fossero state modifiche anche per quanto attiene alla qualità e alle aspettative dei consumatori.
II Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche di riso italiano, il Consorzio Violone Nano veronese e la Confartigianato confermano per parte loro la ferma decisione di continuare a lottare per ottenere delle modifiche al disegno legge che rispettino gli sforzi della filiera risicola, agricoltori e trasformatori. E soprattutto per continuare a garantire al consumatore un prodotto italiano, e la purezza delle varietà storiche senza deprezzare quelle nuove.
Esplicito il commento del Consorzio di tutela: «Gli emendamenti proposti, se da un lato danneggiano veramente un'immagine conquistata a fatica dai nostri risicoltori, dall'altra dimostrano quanto grandi ed evidenti sono gli interessi dell'associazione degli industriali che non vogliono mollare l'osso». La suddivisione del Carnaroli in sottogruppi superiore e grezzo è sicuramente la modifica giudicata «più inquietante» dal Consorzio. «Come già annunciato - ha aggiunto Piero Vercellone, presidente del Consorzio - a questo punto noi "superiori" non ci fermiamo. Abbiamo provveduto ad inoltrare al ministro Zaia, e non solo, degli emendamenti studiati per arrivare a un disegno legge che non faccia cadere nel ridicolo la risicoltura italiana. Credevamo di essere soli a sostenere questa battaglia - presegue Vercellone - invece in questi giorni abbiamo ricevuto numerose telefonate di diverse figure istituzionali, non solo piemontesi, che confermano di condividere i nostri principi e ci esortano a continuare». Secondo il relatore della legge, Roberto Rosso in ogni caso le nuove norme sono finalizzate «a prevedere una nuova disciplina del commercio interno del riso, intervenendo in favore di un settore importante per il Paese ma particolarmente colpito dalla negativa congiuntura internazionale. Il provvedimento si è reso in particolare necessario per rispondere alle esigenze della filiera interessata all'aggiornamento dei criteri di riconoscimento conseguenti alle forme di etichettatura delle molteplici varietà di riso coltivate in Italia». Nascerebbe da qui tutta la rivoluzione sulle varietà che in verità risponde ad un gioco utile all'industria ma non alla ristorazione italiana e ai consumatori interessati a prodotti di qualità, anche se Rosso ricorda che «il disegno di legge si è reso necessario per rispondere alle pressanti esigenze della filiera interessata all'aggiornamento dei criteri di riconoscimento, conseguente alle forme di etichettatura delle molteplici varietà di riso coltivate in Italia. I nuovi criteri sono stari definiti dagli esperti del settore, e risultano ancorati a principi di trasparenza e di oggettività, nel rispetto dei parametri posti dalla normativa comunitaria di settore; ciò, sempre secondo la relazione del Governo, comporterà un positivo riscontro sia nella fase commerciale del prodotto sia nella fase di orientamento dei programmi di miglioramento genetico, che sono predisposti dalle autorità competenti, al fine di correlare le sempre più specifiche richieste del consumatore al mondo della produzione».
Riso, c'è poco da ridere in pencolo la trasparenza
Che l'agricoltura in generale, dal settore lattiero-caseario a quello vinicolo, sia in difficoltà lo sappiamo bene, ma di certo il comparto risicolo non può dirsi tranquillo. A maggior ragione se si pensa che ora potrebbe essere scosso da una bufera che, in nome dell'etichettatura, ne potrebbe sconvolgere equilibri e, soprattutto, quella garanzia di qualità che i nostri produttori sono finora riusciti ad assicurare.
Tutto nasce dal disegno legge presentato alla Camera il 5 dicembre 2008, primo firmatario on. Roberto Rosso (Pdl) che riguarda la "nuova disciplina del commercio interno del riso", ora approvata dalla Camera. Fare chiarezza sui criteri di riconoscimento delle varietà e sulle conseguenti forme di etichettatura del prodotto, conoscere anche se la materia prima è di origine italiana è quanto il settore auspicava da anni. Da un sondaggio, riportato sul sito del ministro Luca Zaia si deduce che il 75% degli italiani sarebbe disposto a spendere di più per acquistare prodotti alimentari italiani e conoscere anche il nome del produttore. Purtroppo la legge, invece di fare chiarezza, alza una polvere di confusione intollerabile.
Di riso in Italia se ne coltivano circa 150 varietà, il consumatore ne conosce meno di una decina che sono poi quelle storiche: Arborio, Carnaroli, Vialone nano, Roma, Maratelli. Sulle confezioni di riso normalmente in commercio si trova indicata la categoria di appartenenza (fino, semifino) e l'indicazione della varietà, le marche commerciali, cioè quelle
fanno capo all'industria, non riportano mai la provenienza, mentre gli artigiani del riso indicano anche la zona ed il lotto di produzione.
Prendiamo per esempio il Carnaroli, la varietà più nota sul mercato. Esiste un decreto ministeriale (DM 30/1/2007 pubblicato sulla GU 15/3/2007) che permette alla varietà Karnak di essere etichettata Carnaroli, perchè secondo l'Ente nazionale risi, non esiste differenza tra Carnaroli e Karnak. Il Karnak in verità è una varietà ottenuta per recente mutazione genetica del Carnaroli; in campo é di più facile coltivazione, con una resa per ettaro più elevata, quindi meno costosa da produrre, stesse dimensioni del chicco. Ma è alla cottura che si vede subito la differenza: uno si "squaglia" e l'altro rimane perfettamente al dente. Quando entrerà in vigore la nuova legge, il Karnak potrà essere etichettato Carnaroli (sia pure grezzo) e questa metodologia vale anche per altre varietà.
Non si tratta di poca cosa, perchè se estendiamo il ragionamento alla filiera, l'agricoltore non acquisterà più la semente del Carnaroli, ma quella del Karnak e l'Ente certificatore (Ense) sull'etichetta resa obbligatoria da una normativa CE. cosa andrà a garantire? Va bene l'evoluzione varietale, ma va tutelato chi si sforza di conservare la purezza varietale e che non vuole ingannare il consumatore. Da qui la profonda amarezza dei produttori seri e degli agricoltori oggi rappresentati solo da Piero Vercellone presidente del Consorzio di tutela.
Riso, quello del del Po è Igp
Arriva finalmente una notizia positiva per la risicoltura italiana: dopo un percorso di 10 anni il riso del delta del Po potrà fregiarsi del riconoscimento europeo di prodotto a Indicazione geografica protetta, prodotto nell'area che si estende sul cono orientale estremo della pianura padana, fra il 1 Veneto e l'Emilia Romagna.©cod 12834
II Consorzio scrive a Luca Zaia
Il Karnak non può diventare Carnaroli per legge. Cresce la preoccupazione del Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche di riso italiano, che in una lettera aperta al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia denuncia esplicitamente le manovre dell'industria per eludere l'indicazione della varietà.
Articolo pubblicato da "ITALIA A TAVOLA" Febbraio 2010
di PIERA GENTA
Carlo Petrini Slow Food
«In un mondo che sempre più chiede le specificità e l'esaltazione delle differenze, noi facciamo una legge per dire che la qualità del riso si ricerca con misurazioni, per decidere quali qualità si possano assemblare, come in officina. Contesto questa standardizzazione. E lo faccio perché mi sembra una proposta che va contro il mercato».
Domenico Pautasso
Coldiretti Vercelli e Biella «Lasciamo la possibilità a chi coltiva Carnaroli di continuare a farlo e soprattutto mettiamo in condizione il consumatore di poter scegliere liberamente. L'ultima parola spetta al mercato. Se in futuro nessuno richiederà più Carnaroli si andrà verso i similari. Ma partiamo da un presupposto: difendiamo le varietà storiche».
Lorenzo Piccioni Vicepresidente della Commissione
agricoltura del Senato
«Il Carnaroli non si tocca. Non condivido la divisione varata dai deputati e auspico una soluzione tale al decreto legge che impedisca di mescolare le varietà del riso». Può diventare il principio ispiratore per il manifesto dei risicoltori, non solo piemontesi, ma italiani.
Roberto Rosso
Onorevole Pdl
«Le norme tendono a prevedere una nuova disciplina del commercio interno del riso, intervenendo in favore di un settore importante per il Paese ma colpito dalla negativa congiuntura internazionale. Il provvedimento si è reso necessario per rispondere alle esigenze della filiera interessata all'aggiornamento dei criteri di riconoscimento sull'etichettatura delle varietà».
Umberto Mainardi Ecorì
«Giù le mani da questa varietà, noi vogliamo blindarla. Il nostro prodotto è rigorosamente selezionato, controllato e conservato, confezionato sotto controllo e richiesto da un mercato di eccellenza. Esportiamo in Canada e presto saremo presenti a Dubai. La nostra forza? Puntare sulla qualità estrema, a cominciare dalla scelta dei terreni vocati».
Piero Vercellone Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche riso italiano
«La nostra azione di contrasto alla legge non si deve leggere come un attacco all'Associazione delle industrie risiere a cui riconosciamo il merito di aver creato il mercato del riso facendolo conoscere alle massaie permettendo agli artigiani di crearsi una loro posizione».
"Riso amaro" per le varietà Zaia contrario alla riforma
E di riso si continua a parlare. Il disegno di legge n. 1991 relativo alle nuove norme sul commercio interno è stato approvato alla Camera con degli emendamenti che non soddisfano il settore, è passato al Senato, identificandosi con il n. 1909, e ha registrato un nulla di fatto alla prima discussione.
Il settore risicolo si è diviso in tre scuole di pensiero: quelli a favore del disegno di legge, quelli che non vogliono l'assimilazione delle varietà storiche a quelle di nuova creazione e quelli del compromesso. L'Associazione industrie risiere italiane (Airi) è rigida sulle proprie posizioni e sostiene che questa proposta di legge è quello che in modo unanime la filiera ha deliberato dopo dieci anni di consultazioni. Allora perché discutere se tutti sono d'accordo?
Quello che è successo negli ultimi mesi smentisce, però, la compattezza del settore. Gli industriali del riso fino a qualche decennio fa erano gli unici a trasformare il risone in riso bianco, hanno creato e governato il mercato del cereale e oggi poco tollerano l'intervento di altre realtà. Lo dimostra anche il fatto che solo un mese fa è stata sollecitata l'espulsione dall'Associazione di un'importante azienda vercellese solo perché il direttore ha espresso un pensiero diverso dal loro appoggiando il Consorzio di tutela. L'autorevolezza dell'Airi viene riconosciuta nel settore, ma in questo ultimo decennio molte realtà artigianali sono cresciute e stanno occupando una fetta di mercato sempre più importante. Le riserie artigianali hanno sempre lavorato nel segno della trasparenza e delle identità varietali e sono veramente tante, circa 120 contro una trentina di soci Airi. Purtroppo all'interno dell'Ente nazionale risi queste realtà non sono rappresentate e quindi non ascoltate.
Il Consorzio di tutela e valorizzazione varietà tipiche di riso italiano resta capofila di tutta una serie di soggetti che reclamano la difesa delle varietà storiche a tutela del consumatore e di una delle eccellenze italiane. Coloro che supportano questa difesa sono veramente numerosi, e non solo meno dell'1% come afferma Mario Francese, vicepresidente Airi. Si tratta di: Consorzio di tutela del Vialone Nano veronese, Coldiretti, Confartigianato, Ecorì Agricola e altri risicoltori privati tra i produttori; Slow Food, Federconsumatori, Accademia italiana della Cucina, Associazione professionale Cuochi italiani, Ifse, Associazione stampa agroalimentare Italiana tra i consumatori.
I consumatori sono poi quelli che più vogliono chiarezza e di certo in questi tempi non si sentono confusi, ma risentiti per quello che sta succedendo, proprio perché le norme contenute nel disegno legge facilitano l'industria a scapito della trasparenza.
Rimane la voce di quelli che vogliono il compromesso. Ma non sarebbe più semplice chiamare Camaroli il Carnaroli e Karnak il Karnak? Proprio quello che gli industriali non vogliono, perché reperire risone di purezza varietale da diversi agricoltori per far fronte ai loro importanti contratti rappresenta sicuramente una perdita di tempo, più facile assimilare varietà simili da usare secondo necessità. Difficile matassa da dipanare per il senatore Lorenzo Piccioni, vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato.
Anche il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia è sceso in campo, schierandosi a fianco di "Italia a Tavola" e del Consorzio di tutela varietà tipiche italiane. «Sono convinto che il settore abbia assoluta necessità di rinnovare l'impianto normativo attuale in modo da rendere più trasparente la classificazione dei risi, di consolidare le denominazioni note e di orientare la ricerca genetica e il miglioramento varietale verso le effettive esigenze dei consumatori, dell'industria e del mercato - ha affermato. La riforma in discussione al Senato rischia di peggiorare una situazione già oggi compromessa». La battaglia sul riso, quindi, si fa sempre più aspra. Ma, con grande soddisfazione di "Italia a Tavola", sono sempre di più le associazioni che si schierano contro le incongruenze della legge.
Piana risicola piemontese Valore aggiunto indistruttibile
Andiamo a conoscere le caratteristiche e la storia della piana risicola piemontese, che presenta una suddivisione in due sottozone: Baraggia e bassa Vercellese. La Baraggia ("brughiera") per molto tempo è stata considerata una terra povera, bonificata solo verso il 1922 e trasformata in terra adatta alla coltura risicola. Si tratta di un'area pedemontana che dalle Prealpi del monte Rosa degrada fino a nord di Vercelli. A partire dal XVI secolo e con i primi anni dell'Ottocento con la costituzione dei consorzi di irrigazione e il completamento delle reti irrigue l'area assume l'aspetto dei giorni nostri. La piana risicola interessa 28 comuni, per una superficie complessiva di 24mila ettari (pari a quasi tutta la risicoltura francese). i5mila ettari sono quelli interessati nella produzione delle 7 varietà Arborio, Baldo, Balilla, Carnaroli, S. Andrea, Loto e Gladio. Si producono 8oomila quintali di risone. Il Riso di Baraggia biellese e vercellese è Dop dal 2007. Si deve ai monaci Cistercensi, arrivati dalla Francia, chiamati dai Marchesi di Aleramo a reggere l'abbazia di Lucedio (Trino, Ve), la disboscazione della vasta zona intorno a Lucedio creando così le prime "grange", vaste tenute che il monastero gestiva con sistemi all'avanguardia. Risale a loro anche l'ideazione di canali per lo sgrondo delle acque. Dopo le sperimentazioni dei Cistercensi la coltura sarebbe arrivata dalla Lombardia negli ultimi anni del Quattrocento. Si trattava di coltivazione estensiva ed offre numerose opportunità di lavoro a persone, originari della montagna o delle terre più povere.