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Disciplina sul riso tuteliamo chi acquista
PAOLO CARRÀ
PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA VERCELLI BIELLA
Gli articoli relativi alla proposta di legge per la disciplina del commercio interno del riso richiedono da parte di Confagricoltura Vercelli Biella alcune doverose precisazioni. Inoltre mi rammarico del fatto che, per ottenere maggiore risonanza mediatica, si siano utilizzati termini quale mix e miscela di varietà che nulla hanno a che vedere né con la vecchia legge né con la nuova proposta. Sarebbe stata sufficiente una attenta ed approfondita lettura degli articoli e degli allegati per capire che di fatto la nuora proposta di legge del commercio interno del riso fotografa quella che è una realtà commerciale consolidata e condivisa. Sia prima di tutto chiaro che Confagricoltura non ha mai sposato una tesi piuttosto che un'altra, ma è da sempre stata coerente con quanto deciso nel 2008 in sede di Consulta Riso (organo statutario dell'Ente Nazionale Risi). La proposta di legge, che andrebbe a sostituire quella vecchia del 1958 non più adeguata ai tempi, è il frutto di un approfondito e serio confronto durato anni tra le organizzazioni sindacali agricole (Coldiretti, Confagricoltura e C J A) e l'industria risiera (anche quella artigiana) con il supporto tecnico-giuridico dell'Ente Nazionale Risi. Siamo partiti da posizioni molto distanti e siamo giunti ad un compromesso da tutti condiviso e che avrebbe salvaguardato tutte le componenti della filiera riso.
Per primi i consumatori che finalmente avrebbero avuto chiarezza circa le 147 varietà di riso esistenti, delle quali solo 4/5 note commercialmente, e che avrebbero potuto continuare a trovare nella scatola da loro acquistata il prodotto che li avrebbe come sempre soddisfatti e del quale conoscono le attitudini e le caratteristiche culinarie. Avrebbe anche salvaguardato quei consumatori che per le proprie esigenze e disponibilità economiche usano rivolgersi ad una distribuzione più di nicchia nella ricerca di un prodotto al top della qualità. I produttori agricoli si sarebbero avvantaggiati di nuove varietà con i granelli rispondenti alle caratteristiche chimico-fisiche delle varietà di riferimento, migliori dal punto di vista agronomico, tra cui la resistenza alle malattie fùnginee (il temuto brusone di cui la varietà Carnaroli è molto sensibile) evitando così l'impiego di prodotti chimici antifunginei; i ricercatori ed i genetisti avrebbero potuto orientare la ricerca secondo linee guida ben precise; i produttori di risi riconosciuti I.G.P., D.O.P. a norma dei regolamenti comunitari avrebbero conservato i loro disciplinari ctist inguendosl ancor di più dal resto della produzione ed infine l'industria risiera finalmente avrebbe visto adeguarsi la normativa italiana a quella europea. Fino ad oggi, è bene dirlo, produttori, consorzi di tutela, marchi di qualità e quant'altro, si sono avvantaggiati delle politiche di marketing della tanto temuta industria, la quale ha creato un marchio dal nome Carnaroli e ha permesso ad una varietà (il Carnaroli destinata al declino a causa delle difficoltà di coltivazione) di risorgere. Trovo in generale fuori luogo la presa di posizione di coloro che si considerano à prescindere depositari del concetto di qualità, qualità che dipende esclusivamente dalle caratteristiche della materia prima (il risone), dai processi di trasformazione, dalla tracciabilità di prodotto. Come produttori abbiamo interesse che il riso venga consumato in tutte le sue forme. Dobbiamo essere in grado di accontentare la più ampia fascia di consumatori possibile, sia quelli che si rivolgono per i loro acquisti alla grande | distribuzione sia a quelli che si orientano verso una distribuzione più elitaria, altrimenti non sfrutteremmo quella versatilità che è propria ed unica del nostro Riso Italiano.
A breve Confagricoltura Vercelli - Biella si farà interprete nelle sedi opportune di una proposta che tenga in considerazione quanto è emerso in queste ultime settimane sulla storicità delle varietà a tutela del consumatore, vero ed unico giudice del mercato, e degli imprenditori agricoli che coltivano circa 238.0ÓO ettari a riso di cui 6527 ettari circa a Carnaroli (2,7 % sul totale) e 4.493 ettari circa a Karnak (1,8% sul totale). Concludo con l'invito a tutte le parti di abbassare i toni della polemica, a concentrarsi sulla necessità di giungere ad una definizione della legge sul mercato interno del riso che per prima tenga in considerazione le esigenze del consumatore che sono chiarezza e appagamento delle proprie aspettative alimentari.
LA STAMPA - La posta dei lettori.
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